
Dietro le quinte dell'opera
Nato e cresciuto a Sondrio, intraprende un percorso lavorativo a Londra che lo vede impegnato per 6 anni. In questo periodo, fatto di domande esistenziali, timori e ricerche, Rossatti capisce che la ricerca della sua felicità, di quell'intima risposta alla vita, può arrivare solo da una presa di coscienza e controllo del proprio destino. Tornato in Italia, Rossatti si ri-scopre: ritrovando un regalo per un cugino, un astuccio con colori e pennello, affiorano l'estro creativo e il bisogno di esprimersi.
Rossatti comincia così a immergersi nella storia dell'arte, a prendere spunto dai grandi del passato per trovare la sua vena espressiva: le sue prime opere sono racconto dell'interiorità, concretizzata sulla tela dall'unione tra astrazione e figurazione. È un'arte riparatoria, utile a saldare quelle crepe intime che trovano la loro rinascita grazie alla realizzazione dell'opera. Nascono le prime figure, non sempre riconoscibili, che delineano una sorta di alfabeto dell'anima: attraverso segni precisi e colori molto definiti, Rossatti descrive il suo sentimento e la sua percezione della quotidianità, restituendoci il suo più personale mondo. Le figure si muovono, si contrappongono l'una all'altra in un continuo ondeggiare armonico.
Con il tempo, il figurativo lascia maggior spazio all'astratto e al concettuale, come a cercare di portare sulla tela un linguaggio più universale: in poco tempo arriva a fondere più stili e rappresentazioni, regalandoci tele ricche di dettagli a volte in contrasto tra loro ma che riflettono sempre uno schema ordinato. Le ultime opere sono il culmine di questa trasformazione visiva: paesaggi onirici dell'immaginazione fanno da cornice a figure ben definite e a testi microscopici che raccontano, letteralmente, il processo creativo.
